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"La tecnologia a bordo"
di Alberto
Vergine
L'attenzione della stampa è puntata ormai sempre
più frequentemente sull'automobile, non soltanto per la questione
Rca, ma anche per quanto riguarda l'evoluzione delle tecnologie al
servizio della sicurezza.
Basti pensare che una vettura «contemporanea» contiene il triplo di
elettronica di quanta ve ne fosse solo dieci anni fa, e ciò concorre
per molti milioni alla composizione del prezzo finale.
ABS, EPS, GPS, TCS, SeleSpeed, Airbag, Common
Rail, Xeno e altre sigle e nomi stanno entrando prepotentemente
nella nostra vita. In un imminente futuro possiamo aspettarci che,
così come viene definita «avionica» la componente informatica degli
aerei, il pacchetto elettronico delle vetture sia battezzato
verosimilmente «automobilonica» o «stradotica».
La domanda che dobbiamo porci è se davvero le
tecnologie (e i costi) che si nascondono dietro questi nomi e sigle,
valgano quanto la pubblicità sembra farci credere. La risposta può
essere sì, ma anche no. La diffusione dell'airbag, che il nuovo
codice della strada renderà obbligatorio anche per il lato
passeggero, ha certamente salvato numerose vite, almeno quelle di
coloro che si erano ricordati di allacciare, come sempre dovrebbe
essere, la cintura di sicurezza. Dobbiamo poi ricordare che anche
l'ABS è un vero e proprio salvavita, se siamo in grado di governarlo
senza farci spaventare dalla sua «reazione», che in certi casi può
essere sorprendente. Non per niente le vetture di ultima
generazione montano un dispositivo contro il «panico da frenata
assistita» ("antipanic", ovviamente).
Anche i servo-meccanismi per il controllo della stabilità in curva
possono divenire destabilizzanti, almeno da un punto di vista
psicologico, quando non se ne sia mai provato l'uso in condizioni di
«non-emergenza».
Non sembri questa una forma occulta di pubblicità
alle scuole di guida sicura, come quella a cura della quale viene
redatta questa rubrica, o di tutte le altre operanti in Italia. La
pubblicità è dichiarata e trasparente, se anche il Legislatore ha
stabilito che il recupero dei punti-patente, perduti con le
infrazioni più gravi, debba avvenire con corsi di perfezionamento e
pratica che non sono quelli delle tradizionali autoscuole. Infatti
soltanto sotto la guida di istruttori specializzati e in aree
appositamente attrezzate è possibile provare in sicurezza la frenata
con e senza ABS, con ostacolo improvviso e successivo recupero di
traiettoria, per non parlare di prove di perdita di aderenza in
curva, per le quali è necessario trovare tracciato un adeguato
percorso, in cui innocui coni di gomma facciano le veci di platani
secolari, e un irrigatore agricolo riproduca la condizione della
pioggia. Solo questo tipo di esperienza ci garantirà di saper
affrontare la strada e il traffico avvalendoci al meglio delle
tecnologie che l'industria ha reso oggi disponibili sulle nostre
vetture. La ricerca in materia di sicurezza si occupa oggi
intensamente non solo delle automobili ma anche delle infrastrutture
(strade, segnaletica, trasmissioni via etere, ecc.).
Passerà ancora molto tempo però prima che si vedano realizzate le
tracce magnetiche o elettroniche che, affogate nell'asfalto,
potranno guidare le auto in tutta sicurezza, in un serpentone
meccanico che si snoda tranquillo senza che al pilota (!?) occorra
fare altro che digitare qualche cifra su una tastiera. Ma a quel
punto non sarà meglio affidarsi al trasporto pubblico? Per adesso
non basterebbe che funzionasse davvero, in tempo reale, e in tutto
il Paese, almeno Isoradio, o che si potesse contare sulla
segnaletica intelligente, già perfettamente funzionante in molti
paesi europei?
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