Scuola Guida Sicura
Fabrizio Salatini

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"Civili, consapevoli e sicuri sulla strada"

               

"Aumento dei limiti orari? Prima impariamo a guidare..." di Alberto Vergine

Una delle contraddizioni della nostra epoca è che abbiamo fatto di tutto per velocizzare l'informazione e il trasferimento dei dati e delle notizie, mentre, particolarmente nel nostro paese, la velocità del trasferimento delle cose e delle persone è ancora in larga misura affidata alle "gomme", che sono il mezzo di trasporto meno veloce a disposizione.
Le auto di Formula 1 girano solo intorno ai box e l'unica cosa che trasferiscono velocemente, da un luogo all'altro, è la ricchezza, che passa dagli spettatori ai padroni del circo. Per noi, invece, l'inseguimento della personale
pole position nel gran premio casa-lavoro e viceversa, troppo spesso si trasforma nella "posizione del platano" (che non ha niente a che fare purtroppo con le posizioni del Kamasutra...).

Uno stupido tabù. E pensare che ero in vantaggio di quasi due minuti sul tempo di ieri! La velocità ci impedisce di fermarci a riflettere, in un pit-stop che può salvarci la vita: 5 secondi e 6 decimi sono quelli che servono a indossare le cinture e a cambiare team, da quello "Speedy" dell'85 per cento di autisti che non le usano, a quello vincente del 15 per cento che arrivano in fondo e prendono i punti. La velocità è un tabù che ci impedisce di essere lucidi quando, di fronte alla proposta "Lunardi 160 all'ora", molti dimenticano che c'era già stata una "proposta 140" dell'altro schieramento che non aveva scandalizzato quasi nessuno. Possibile che 20 chilometri orari facciano la differenza? In cosa sbaglia il ministro?

Sicuramente nei tempi. Sapendo che si stavano preparando i grandi esodi da 6070 morti a weekend, un'uscita del genere, di certo non concordata con la Polstrada, ha generato come minimo un alibi per quella purtroppo numerosa categoria che la medicina e la sociologia hanno già cominciato a definire con il termine scientifico di "speed alcoholist": e non sono quelli che bevono troppo e poi guidano, bensì coloro che, anche astemi, soffrono (ma in realtà fanno soffrire gli altri) di quel male per cui anche per andare a pescare bisogna rischiare la vita in un sorpasso.

La patente a punti. Al superamento dei 130 orari si potrà e forse sì dovrà arrivare, a condizione che vengano poste in essere misure tali da rendere certo, come negli altri paesi, il perseguimento a termini di legge degli inadempienti, ma soprattutto non prima che la patente a punti abbia cominciato a dare i suoi frutti e a seminare le sue conseguenze "maoiste" (colpiscine uno per educarne cento), quali l'obbligatorietà dei corsi di guida sicura con costi, ovviamente, a carico del contravvenuto. E non prima che il nuovo esame di guida sia entrato in vigore, con le sue belle prove sul bagnato, di notte e in autostrada e - ma questo non è ancora previsto - per i neopatentati un richiamo annuale di verifica a costo sociale, fino al compimento dei 50 mila km o del terzo anniversario d'esame.

Senza arrivare a scomodare concetti che esulano (forse) dall'ambito di questa rubrica quali i valori del rispetto e della solidarietà -limitiamoci a constatare che non sappiamo più guidare. Che l'elettronica in auto salva la vita a chi ha buon senso, ma rende criminale chi considera la macchina un elettrodomestico ed è convinto che la trazione posteriore sia un difetto genetico condannato dalla Chiesa cattolica...

               
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Aggiornato il: 14/09/2007