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"La visione
bifacciale del traffico"
di Alberto
Vergine
Poche settimane fa, l'ISTAT
ha reso noti i dati statistici relativi all'incidentalità stradale
italiana, e secondo italico costume ci siamo strappati le vesti e i
capelli per la disperazione, giusto il tempo che nuove notizie
occupassero le pagine dei giornali in attesa della pubblicazione dei
dati di fine anno, quando l'Epifania, con le Feste, si è portata via
anche l'allarme sociale che i morti sulle strade avevano suscitato.
Va bene, va bene! Se non fosse, però, che il 7 gennaio è
ricominciata (ammesso che mai si sia fermata) la "guerra dei 18
morti al giorno"
Non che parlarne faccia male, anzi, se ne parla ancora troppo poco,
ma forse è ora di passare davvero dalle parole ai fatti. Ciascuno di
noi ha, per il proprio ambito di competenza, la possibilità, o
meglio il dovere di mettere in pratica quelle azioni e comportamenti
che (non sembri drammatico) possono salvare la vita.
Tutti gli automobilisti sono anche pedoni, molti sono anche
ciclisti, qualcuno è ciclomotorista e talvolta è un utente di mezzi
pubblici di trasporto.
In un mondo perfetto, quando siamo alla guida di un veicolo dovremmo
avere la capacità di vedere le cose anche dal punto di vista di chi
è a piedi o usa un altro mezzo, e muoverci, per così dire, con una
visione "bifacciale" del traffico. Il sorpasso di un autobus fermo
allora, non sarebbe un gesto meccanico, ma la conseguenza della
risposta a una domanda: io ho mai attraversato la strada scendendo
dal bus e passandogli davanti? È ancora più evidente che il
passeggero di quel bus dovrebbe chiedersi se vale la pena di
guadagnare mezzo minuto non aspettando la partenza dell'autobus da
cui è sceso, per avere la visione giusta della strada da
attraversare.
Un mondo di rotatorie.
Croce e delizia della
viabilità di questi ultimi anni sono diventate le rotatorie agli
incroci, che talvolta le amministrazioni mettono in opera come se il
Codice della Strada le avesse rese obbligatorie; non sempre,
purtroppo, sono disegnate nel modo migliore. Ma tant'è, ci sono e
sono quasi sempre utili. Solo che occorre ricordare che il modo
migliore di utilizzarle è diverso a seconda del veicolo di cui si è
alla guida. E, come si diceva prima, è soprattutto in rotatoria che
si richiede una visione "bifacciale" del suo utilizzo.
Se l'automobilista, infatti, cerca di guadagnare subito il centro,
altrettanto non deve fare il ciclista che invece deve percorrerla
sul lato esterno, segnalando con il braccio le proprie intenzioni e
seguendo poche e semplici regole. Facciamo il caso di una rotatoria
classica, su un incrocio a due strade perpendicolari. Se il nostro
ciclista deve svoltare alla prima a destra, non avrà problemi:
braccio destro fuori, e via.
Se la svolta che deve compiere è nella seconda a destra (in pratica
dritto rispetto alla strada di provenienza), manterrà la posizione
sulla circonferenza più esterna, segnalando col braccio sinistro il
superamento della prima uscita a destra e, sempre percorrendo il
lato esterno, si avvicinerà alla strada che deve imboccare,
indicando la svolta con il braccio destro. La necessità di svolta
nella terza a destra (in sostanza una curva di 90° a sinistra
rispetto alla strada di provenienza), richiede soltanto l'accortezza
di ripetere una volta in più la manovra precedente.
All'automobilista che si trova a percorrere la rotatoria in quel
momento, sarà più facile capire le intenzioni del ciclista e
favorirne il transito ricordandosi che, se non lui stesso, forse
qualcuno che egli ama va in bicicletta.
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