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Fabrizio Salatini

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"Civili, consapevoli e sicuri sulla strada"

               

"La visione bifacciale del traffico" di Alberto Vergine

Poche settimane fa, l'ISTAT ha reso noti i dati statistici relativi all'incidentalità stradale italiana, e secondo italico costume ci siamo strappati le vesti e i capelli per la disperazione, giusto il tempo che nuove notizie occupassero le pagine dei giornali in attesa della pubblicazione dei dati di fine anno, quando l'Epifania, con le Feste, si è portata via anche l'allarme sociale che i morti sulle strade avevano suscitato. Va bene, va bene! Se non fosse, però, che il 7 gennaio è ricominciata (ammesso che mai si sia fermata) la "guerra dei 18 morti al giorno"
Non che parlarne faccia male, anzi, se ne parla ancora troppo poco, ma forse è ora di passare davvero dalle parole ai fatti. Ciascuno di noi ha, per il proprio ambito di competenza, la possibilità, o meglio il dovere di mettere in pratica quelle azioni e comportamenti che (non sembri drammatico) possono salvare la vita.
Tutti gli automobilisti sono anche pedoni, molti sono anche ciclisti, qualcuno è ciclomotorista e talvolta è un utente di mezzi pubblici di trasporto.
In un mondo perfetto, quando siamo alla guida di un veicolo dovremmo avere la capacità di vedere le cose anche dal punto di vista di chi è a piedi o usa un altro mezzo, e muoverci, per così dire, con una visione "bifacciale" del traffico. Il sorpasso di un autobus fermo allora, non sarebbe un gesto meccanico, ma la conseguenza della risposta a una domanda: io ho mai attraversato la strada scendendo dal bus e passandogli davanti? È ancora più evidente che il passeggero di quel bus dovrebbe chiedersi se vale la pena di guadagnare mezzo minuto non aspettando la partenza dell'autobus da cui è sceso, per avere la visione giusta della strada da attraversare.

Un mondo di rotatorie. Croce e delizia della viabilità di questi ultimi anni sono diventate le rotatorie agli incroci, che talvolta le amministrazioni mettono in opera come se il Codice della Strada le avesse rese obbligatorie; non sempre, purtroppo, sono disegnate nel modo migliore. Ma tant'è, ci sono e sono quasi sempre utili. Solo che occorre ricordare che il modo migliore di utilizzarle è diverso a seconda del veicolo di cui si è alla guida. E, come si diceva prima, è soprattutto in rotatoria che si richiede una visione "bifacciale" del suo utilizzo.
Se l'automobilista, infatti, cerca di guadagnare subito il centro, altrettanto non deve fare il ciclista che invece deve percorrerla sul lato esterno, segnalando con il braccio le proprie intenzioni e seguendo poche e semplici regole. Facciamo il caso di una rotatoria classica, su un incrocio a due strade perpendicolari. Se il nostro ciclista deve svoltare alla prima a destra, non avrà problemi: braccio destro fuori, e via.
Se la svolta che deve compiere è nella seconda a destra (in pratica dritto rispetto alla strada di provenienza), manterrà la posizione sulla circonferenza più esterna, segnalando col braccio sinistro il superamento della prima uscita a destra e, sempre percorrendo il lato esterno, si avvicinerà alla strada che deve imboccare, indicando la svolta con il braccio destro. La necessità di svolta nella terza a destra (in sostanza una curva di 90° a sinistra rispetto alla strada di provenienza), richiede soltanto l'accortezza di ripetere una volta in più la manovra precedente.
All'automobilista che si trova a percorrere la rotatoria in quel momento, sarà più facile capire le intenzioni del ciclista e favorirne il transito ricordandosi che, se non lui stesso, forse qualcuno che egli ama va in bicicletta.

               
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Aggiornato il: 05/04/2009